LA BASILICA

La Basilica di Saint Maximin è l’unica grande chiesa gottica in Provenza.

La Provenza era nel XIII secolo uno stato separato dalla Francia e governato dai Conti di Provenza. Al suo ritorno dalla crociata nel 1254, Luigi IX, Re di Francia, canonizzato nel 1297, fa il pelegrinaggio alla Sainte- Baume. Si stupisce nel staccarsi dei provenzali per Santa Maria-Maddalena e anche nello scomparire delle sue reliquie.

Suo nipote è Carlo d’Angio’, conte di Provenza, ma anche e soprattutto Re di Napoli e di Sicilia la quale è bramata dall’Aragone spagnolo che gli fa la guerra. Nel 1279 vengono intrapresi scavi sotto “ l’oratorio “ di Saint-Maximin. Dopo la scoperta del corpo di Santa Maria-Maddalena e la riconoscenza ufficiale delle sue reliquie nel 1281, Carlo II decide, con il consenso e gli incoraggiamenti del papa Bonifazio VIII che pubblica a questo proposito parecchie bolle, di erigere una sontuosa basilica in onore di Maria-Maddalena e di installarci figli di San Domenico.

L’edificazione della chiesa e del convento adiacente comincia nel 1295.Le piante sono fatte da un architetto francese al servizio della corte di Napoli,maestro Pierre, forse Pierre d’Azincourt.Nell’agosto 1305, Jean Baudici, costruttore del palazzo comitale d’Aix, gli succede e diviene il direttore dei lavori di Saint-Maximin.

La costruzione è stata effettuata in parecchi periodi.Le tre absidi e le prime cinque campate sono compiute nel 1345; la sesta campata che ricopre la cripta è costruita nel 1404; le ultime tre sono finite circa il 1525. La facciata centrale e il campanile, prevvisto all’inizio della navata sud, non furono mai realizzati. La costruzione fu fermata nel 1532 e l’edificio è come lo conosciamo.

La chiesa è lunga 73 m, larga 37m e alta 29m; è composta di 3 navate senza deambulatorio né transetto. Se l’aspetto esterno puo’ apparire un po’ massiccio e testimonia più robustezza provenzale che audacia francese, l’interno è del tutto diverso: il visitatore è colpito dall’architettura grandiosa, elegante e leggera ma soprattutto dalla luminosità dell’insieme.

La “fenestrado basilico “ cantata da Frédéric Mistral ha non meno di sessantasei aperture di cui quarantaquattro fanno luce oggi; fra queste, certe sono state parzialmente murate durante secoli per motivo d’impermeabilità. All’origine Carlo II voleva riprodurre in Provenza la “ Santa Cappella” di suo zio a Parigi.D’altronde, l’edicola costruita nel quattrocento al di sopra della cripta e distrutta negli anni 1800, era chiamata la “ Santa Cappella “.

    La crypta.

    Nonostante piccole dimensioni ( 9 metri quadrati) la cripta è il cuore della basilica. Oltre il reliquario del “ capo “ ( la testa ) di Maria-Maddalena, contiene quattro sarcofagi della seconda metà del IV secolo.

    Il reliquario data del 1860 e sostituisce quello d’oro e d’argento che è stato rubato all’epoca della Rivoluzione. Contiene il cranio della Santa la cui perizia ha accertato che è quello di “ una donna sessantenne dalla statura piccola e di tipo mediterraneo”. Un tubo di cristallo è sigillato in calce al reliquario. Contiene quello che si ha sempre chiamato il “Noli me tangere” (Non toccarmi), bandello di carne o di tessuto osseo che aderisce all’osso frontale di Maria di Magdala, sul quale il Cristo aveva messo le sue dita, la mattina della Risurrezione. Questo brandello si era staccato dal cranio al momento del riconoscimento delle reliquie poco tempo prima della Rivoluzione.

    I sarcofagi sono assegnati a Maria Maddalena e ai Santi Sidoine, Maximin e ai Santi Innocenti, Marcelle. Tutti e quattro testimoniano il primato di Pietro e quindi del papato.

    Sul terzo è scolpita una scena notevole nella cristianità dalla sua antichità e dalla sua ispirazione: la stalla e la stella, Gesù che sorride nel presepe, Maria che è pensosa, l’asino e il bue, e in un’audace sintesi storica, l’arrivo dei re magi.

    Finalmente la cripta contiene quattro lapide incise dette “pluteo” (parapetto che delimita l’altare): Maria, giovane al tempo di Gerusalemme, Davide nella fossa dei leoni, il sacrificio d’Abraham, un’orante.

LE SCULTURE SU LEGNO

La Basilica è un luogo maggiore per la scultura su legno in Provenza nel XVII s. E’ molto ricca di mobili liturgici di ottima qualità: gli stalli, il pulpito, la cassa dell’organo, la chiusura del coro, gli armadi della sagrestia.

GLI STALLI

Quest’importante complesso di noce scolpito che si appoggia sui pilastri del coro è lungo 20 metri e largo 15 metri.

Le sculture si stendono su più di un centinaio di metri. Ci sono 94 stalli su due livelli, sono sormontati da ventidue medaglioni che rappresentano santi e sante dell’ordine dei Domenicani.

La costruzione del complesso è durata undici anni, dal 1681 al 1692. L’autore principale di questo capolavoro è un domenicano, il frate FUNEL, aiutato da due laici di Marsiglia: Jean Olerys e Joseph Gras.

I pannelli della scala e della vasca rappresentano sette scene della vita di Maria Maddalena. Il tetto del pulpito (abat-voix) è sormontato da un complesso che descrive “l’estasi di Maria- Maddalena” e che ricorda la tradizione della santa eremita, rapita sette volte al giorno dagli angeli in cima alla scogliera della Sainte- Baume.

Il “cul de lampe” (sotto la vasca) rappresenta gli attributi dei quattro evangelisti (aquila,leone,toro, uomo).

Gli storici pensano che le magnifiche vetrine della sagrestia, che datano del 1752, siano state realizzate dallo stesso frate Gudet anche autore della pala d’altare della cappella di Maria- Maddalena di fronte alla cripta. Questa contiene ancora due belle vetrine restaurate alcuni anni fa, in cui ci sono reliquie del XVII secolo.

Le pitture.

La Basilica contiene parecchie opere di qualità eccezionale fra le quali, nella parte superiore della navata, la pala d’altare della crocifissione d’Antoine RONZEN, pittore di origine fiamminga venuto a lavorare a Marsiglia (la famosa Predicazione al museo del “Vieux Marseille”) poi a Saint-Maximin quest’opera è datata del 1520. Sedici pannelli inquadrano il Cristo sulla croce che guarda Maria-Maddalena davanti ad un’immagine di Gerusalemme con una rappresentazione fedele della “moschea d’Omar”, questi pannelli descrivono scene della Passione. Ci si vedono la prima rappresentazione del Palazzo dei Papi ad Avignone, il Colosseo di Roma, la piazza San Marco di Venezia che ricorda la nascita del pittore nella capitale dei dogi.

Altri dipinti catturano l’attenzione del visitatore. Bisogna vedere, ad esempio, la predella della settima cappella a sinistra con l’evocazione del “Noli me tangere” (Non toccarni) il giorno della Risurrezione.

In fondo alla chiesa, un grande affresco enigmatico, in gran parte nascosto agli sguardi dal buffet e dai tubi dell’organo, mostra il Cristo risuscitato che guarda Maria-Maddalena.

Appena restituiti dal restauro a Marsiglia, i pannelli dipinti su legno attribuiti al priore ABELLON (prima metà del XV secolo) presentano quattro santi: Lorenzo, Antonio, Sebastiano, Tommaso d’Aquino, con i loro simboli.

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